L’Iceland Deep Drilling Project (IDDP) o Progetto per la trivellatura profonda in Islanda, è un programma organizzato dalle tre più importanti compagnie energetiche dell’isola, la Hitaveita Sudurnesja Ltd., la Landsvirkjun, la Orkuveita Reykjavikur, insieme alla Orkustofnun (l’Autorità Nazionale di Energia) e all’Alcoa, il cui obiettivo principale è capire se è economicamente opportuno produrre energia e composti chimici da sistemi geotermici in condizioni critiche.
La particolarità del progetto risiede nel fatto che mentre i tipici pozzi geotermici hanno una profondità di 2,5 km e sprigionano vapore a 300°C generando circa dai 4 ai 7 MW di elettricità, il progetto in questione vorrebbe creare dei pozzi molto più profondi, di circa 4 o 5 km in grado di raggiungere temperature di 400°-600°C.
Si stima infatti che il vapore prodotto da un pozzo il cui serbatoio raggiunge temperature superiori ai 450° ad un tasso di 0.67 m³ al secondo, permetterebbe di produrre tra i 40 e i 50 MW di elettricità. Se ciò fosse vero si raggiungerebbe un notevole sviluppo delle possibilità di sfruttamento di questa fonte di energia rinnovabile.

Lo studio che intendono fare gli scienziati impegnati in questo progetto ha la finalità di capire il processo di trasferimento del calore quando l’acqua reagisce a contatto con le bollenti rocce vulcaniche e come questo alteri la composizione chimica dei fluidi che circolano a quelle profondità, dal momento che se ne sa molto poco delle caratteristiche dei materiali a queste condizioni.
L’Islanda resta uno dei Paesi leader nella produzione e utilizzo dell’energia geotermica come potere elettrico. L’acqua calda e il vapore che esce dai fori trivellati, può essere utilizzata da turbine per l’elettricità o direttamente per riscaldare le case. Il resto del fabbisogno energetico del Paese è soddisfatto da fonti idroelettriche e dall’uso del carbone fossile quasi esclusivamente per i mezzi di trasporto, anche se molto si sta facendo per limitare la sua adozione anche in questo campo.
Ciò che differenzia questo Paese da un altro che ha un buon potenziale geotermico come gli USA, è l’approccio culturale: in Islanda il calore geotermico è usato a livello di comunità, qui l’acqua calda è pompata per circolare nell’intera città e dintorni, mentre gli statunitensi sono abituati a gestire l’acqua come un bene privato.
Fonte: www.renewableenergyaccess.com
Traduzione: IRECon Italia Srl - TTS - TechnicalTranslationsServices





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