Appena aggiudicatosi il Premio Nobel per la pace, l'ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore ha identificato nel Polo Nord la principale emergenza climatica del nostro pianeta: "Se non si agisce con urgenza, la calotta polare artica potrebbe scomparire tra 23 anni". Un allarme, da molti giudicato eccessivo, che fotografa comunque una esigenza: quella di difendere dallo scioglimento le calotte polari della Terra (oltre al Polo Nord, anche l'Antartide) che rappresentano l'80 per cento della riserva idrica di acqua dolce del nostro pianeta e più del 98 per cento dei ghiacci. In che modo? Riducendo i gas serra, fra i principali colpevoli del riscaldamento globale, prodotti in gran parte dalle attività umane, come ha testimoniato anche l'ultimo rapporto dell'Ipcc (Interngovernmental Panel on Climate Change), il comitato scientifico delle Nazioni Unite incaricato di studiare i cambiamenti climatici.
I rischi maggiori sono per l'Artide: "Basti pensare che negli ultimi 30 anni, in Groenlandia, è stato osservato un notevole incremento del periodo e dell'estensione areale della fusione dei ghiacci", spiega Massimo Frezzotti, responsabile del laboratorio per le osservazioni climatiche dell'ENEA (Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente). In altre parole è cresciuta la regione in cui i ghiacci superficiali si fondono e si ricompattano a seconda della stagione a scapito di quelle zone dove l'acqua è sempre allo stato solido. Così, l'area di fusione è aumentata da circa 450mila chilometri quadrati nel 1979 (anno di inizio delle osservazioni da satellite) a più di 720mila nel 2005.
Ecco perchè scienziati di tutto il mondo stanno studiando le calotte polari. "Il problema", prosegue Frezzotti, "è che le esperienze condotte in una regione non sono sempre replicabili altrove: il ghiaccio cambia da zona a zona e non consente di creare degli standards di ricerca".
Uno dei principali aiuti per lo studio delle calotte polari viene dai satelliti. Nel 2009 l'Europa farà partire Cryo-Sat2, un satellite che studierà la criosfera, la parte della superficie terrestre costantemente gelata. Un compito che assolverà grazie ad un radar altimetrico italo-francese (progettato da Alcatel Alenia-Space) di altissima precisione (con una risoluzione dell'ordine di grandezza del centimetro), capace non solo di carpire le minime variazioni delle calotte polari, ma pure di individuare i ghiacci più piccoli in mare aperto.
Anche la Nasa si sta dando da fare: una recente ricerca del Jet Propulsion Laboratory (JPL) ha evidenziato come nella zona artica i mari ghiacciati abbiano visto la loro superificie ridursi del 23 per cento negli ultimi due inverni. Un dato impressionante se si pensa che la fusione del 10 per cento del ghiaccio polare potrebbe provocare inondazioni simili a quelle di Katrina a New Orleans. "Uno degli aspetti più preoccupanti della fusione dei ghiacci", ha dichiarato Eric Rignot del Jpl, "è che gli attuali modelli climatici predittivi non tengono in considerazione il cambiamento delle calotte polari, se non su tempi molto lunghi. Ciò che invece stiamo osservando è che i mutamenti climatici degli ultimi anni stanno modificando rapidamente i ghacci polari. Al momento, non c'è alcun motivo per allarmare le persone, annunciando una prossima fine del mondo".
Nel Polo Sud si stanno comunque raccogliendo i frutti scientifici più importanti. Il progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica), sotto l'egida dell'European Science Foundation, ha ottenuto un grosso risultato riuscendo a ricostruire la storia delle mutazioni climatiche degli ultimi 800mila anni. Parte del merito è italiano visto che la perforazione che ha consentito di estrarre una carota di ghiaccio lunga 3260 metri è avvenuta nel sito di Dome C, vicino alla base permanente italo-francese Concordia che ha ricoperto un importante ruolo logistico e scientifico. Superare i 3000 metri di profondità ha significato sfiorare il substrato roccioso e quindi portare in superficie il ghiaccio più antico mai recuperato.
Il Sistema Italia, dunque, sembra essere all'avanguardia nella tutela etica ambientale.
Dott. Gianni Lauretig









Commenti recenti
2 settimane 6 giorni fa
2 settimane 6 giorni fa
2 settimane 6 giorni fa
12 settimane 3 giorni fa
12 settimane 5 giorni fa
12 settimane 5 giorni fa
13 settimane 3 giorni fa
13 settimane 4 giorni fa
13 settimane 5 giorni fa
15 settimane 3 ore fa