Il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico – Marco Fedrigo – 7 marzo 2007
 
Il nostro pianeta è circondato da uno strato di gas che consentono di trattenere il calore e garantire la vita. La quantità di questi gas è molto aumentata nell'ultimo secolo principalmente per due motivi: l'utilizzo di idrocarburi per ottenere energia da processi di combustione e la deforestazione che fornisce nuovi terreni all'agricoltura (le piante sono in grado di fissare la CO2 nel processo di fotosintesi). Dopo anni di dibattiti, la comunità scientifica è ragionevolmente certa nel ritenere che gran parte delle cause del cambiamento climatico, siano da imputare alle attività umane. Il 2 febbraio scorso a Parigi si è concluso il primo dei quattro incontri previsti dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) per il 2007. L'IPCC è stato fondato nel 1988 dall' Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e dall' UNEP come organo intergovernativo aperto a tutti i paesi dell'UNEP e del WMO. Lo scopo principale è raccogliere tutti i contributi relativi al cambiamento climatico e provenienti da vari settori di ricerca, grazie a centinaia di esperti in tutto il mondo che partecipano al rapporto finale dell'IPCC. Vi sono tre gruppi di lavoro: il primo si occupa degli aspetti scientifici (ultimo meeting di Parigi), il secondo della vulnerabilità e dell'adattamento del nostro pianeta a tutti i livelli (Bruxelles, 6 aprile), il terzo degli aspetti scientifici, tecnici, ambientali, economici e sociali per poter mitigare il cambiamento climatico (Bangkok, 4 maggio). Esiste inoltre una task force che ha il compito di individuare nuove metodologie e nuove pratiche per far fronte all'aumento dei gas serra. Il rapporto ufficiale con i contributi dei vari gruppi di lavoro, verrà presentato a Valencia il 16 novembre.
Dal primo rapporto del 2007, scaricabile dal sito http://www.ipcc.ch emerge una sintesi degli scenari possibili e dei cambiamenti tuttora in atto.
Si prevede innanzitutto un aumento delle precipitazioni alle alte latitudini e una diminuzione nelle zone sub-tropicali, cosa che associata all'aumento degli estremi caldi, porterebbe ad incrementare la durata e l'intensità della siccità in molte zone, fenomeno già in atto da circa trent'anni.
L'IPCC ha inoltre rilevato che negli ultimi 100 anni la temperatura superficiale media della terra sia aumentata di 0.74° C. Considerando i dati in nostro possesso a partire dal 1850, gli ultimi 12 anni contengono gli 11 anni più caldi e per le prossime decadi è previsto un ulteriore aumento di alcuni decimi di grado della temperatura media superficiale.
L'aumento di temperatura e la riduzione delle calotte polari influiranno sempre di più sull'innalzamento del livello del mare e tale scenario risulta verosimile anche nei modelli meno pessimistici, dove si parla di aumenti compresi tra 18 e 58 cm entro la fine del secolo.
 
Di fronte a dati di questo genere, può esserci una sorta di scetticismo che porta a chiedersi:
Ma il clima non cambia continuamente?
Il clima sulla terra è sempre stato soggetto a cambiamenti che hanno portato a volte a conseguenze catastrofiche quali le estinzioni di massa e l'alternanza di ere glaciali, ma l'aspetto completamente nuovo è che stiamo assistendo a cambiamenti climatici provocati da noi. Inoltre la paleoclimatologia ci insegna che le oscillazioni in passato sono avvenute in tempi molto più lunghi quindi l'aumento progressivo di COnell'ultimo secoloè direttamente collegato alle politiche di sviluppo globale.
 
Come si fa a dimostrare che il cambiamento climatico abbia delle basi scientifiche?
Il cambiamento climatico viene studiato dalla comunità scientifica dagli inizi del 1800, inoltre tutti i governi sono stati allertati dall'IPCC, quindi è opportuno sostenere le basi scientifiche di tale fenomeno.
 
Come possiamo essere noi la causa del cambiamento climatico?
Come riportato dall'IPCC, gran parte degli scienziati è concorde sul fatto che stiamo danneggiando il clima a causa del nostro modo di vivere, infatti è stato provato che gli effetti naturali sugli aumenti di temperatura (come combinazione tra sole, terra, oceano e atmosfera), non spiegano come gli effetti umani l'aumento degli ultimi 150 anni. La spiegazione è semplice: i gas responsabili del riscaldamento sono gli stessi che abbiamo prodotto per produrre energia.
 
Non è ormai troppo tardi per rimediare?
Alcuni cambiamenti sono in atto, altri invece sono già avvenuti. Agendo adesso possiamo comunque ridurre gli impatti per le future generazioni e sarà questa la strada da seguire. La sfida lanciata dall'IPCC è una riduzione delle emissioni nei prossimi 10-20 anni per ridurre il rischio di aumenti della temperatura di 2° C.
 
Affrontare il cambiamento climatico comporta grandi sacrifici: conviene?
Tutto ciò non è facile, in quanto l'economia dovrà adattarsi ad un nuovo sistema senza danneggiare se stessa. Innanzitutto puntando sul risparmio energetico, investendo in nuove tecnologie e preparandoci all'esaurimento di fonti energetiche non rinnovabili. Non fare niente è ancora più costoso, quindi “conviene” agire, infatti negli ultimi 20 anni i danni dovuti agli eventi estremi hanno inciso pesantemente sull'economia di vari paesi e le assicurazioni sono sempre più coinvolte in questo ambito.
 
Nel comunicato del 10 gennaio 2007, la Commissione Europea  propone un pacchetto integrato sull'energia e i cambiamenti climatici volto a ridurre le emissioni per il XXI secolo. In particolare chiede che l'Unione Europea si impegni ad abbattere le emissioni di gas serra di almeno il 20% entro il 2020, attraverso misure energetiche
Dovrà esserci quindi una risposta sinergica da parte dell'Europa attraverso politiche di sostenibilità, sicurezza e competitività nel settore energetico.
I principali obiettivi per progredire in tal senso saranno la diminuzione della dipendenza da importazioni energetiche e i benefici derivanti dalla liberalizzazione ragionata del sistema energetico. Le linee programmatiche della Commissione Europea saranno dirette verso la creazione di un vero mercato interno dell'energia, l'accelerazione del passaggio ad un'economia a basse emissioni di carbonio, l'assunzione di nuove politiche di efficienza energetica.
 
Riferimenti:
 
http://www.ipcc.ch – Intergovernmental Panel on Climate Change
http://www.climatechallenge.gov.uk – Climate Change Communication Initiative
http://www.europa.eu – Unione Europea
http://www.unep.org – United Nations Environment Programme
http://www.wmo.ch – World Meteorological Organization