In Italia cresce solo la disuguaglianza

20 febbraio 2010 di Costantino Deperu

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L’allargamento della forbice sociale di cui tanto si parla oggi, altro non è che l’effetto dell’attendismo e dell’incapacità che i governi italiani, succedutisi negli ultimi anni, hanno manifestato in materia di riforme economiche.

Per questo non stupisce che il 20% di tessuto sociale più ricco non sia stato e non sia capace di creare quel valore economico necessario a favorire il 20% della popolazione più povera affinché questa possa godere di maggiore e diffusa tranquillità finanziaria. Spetta allo Stato dare l’impronta, spetta al governo tracciare la rotta. La crisi che stiamo attraversando oggi rappresenta l’enorme opportunità per l’Italia di proporre finalmente strategie capaci di ridare vigore alle PMI, di promuovere eccellenze industriali, di favorire, anche attraverso un’alleggerimento della presione fiscale, le società che investono all’estero, esportando il proprio know how, contendendo "commesse" a competitor stranieri capaci di "stare meglio" sul mercato.

Uno dei nodi da sciogliere, secondo me il più importante, continua ad essere quello dell’energia. Se è possibile affermare che i motivi per i quali il nostro Paese viva una profonda disuguaglianza sociale siano da ricercare tra le cause più comuni che portano alla deriva del costume, della morale, della logica e dell’intelligenza di un Popolo, allora è possibile affermare che la nostra crisi economica sia in gran parte da imputare all’assenza di una vera politica energetica. E’ arrivato il momento di dare un indirizzo chiaro alle strategie di cui il nostro Paese ha bisogno, senza più opportunità di procrastinare ulteriormente i "tira e molla" del passato. Non si tratta più di scegliere la fonte, nucleare si nucleare no, ma capire come e stabilire chi dovrà gestire finalmente e veramente il volano della ripresa economica. Il costo dell’energia deve scendere! Diversamente l’industria italiana non potrà più reggere il confronto con la concorrenza. Ricordate le botte da orbi, a Roma, tra polizia e manifestanti, dipendenti dell’Alcoa? Quell’industria sposterà i propri stabilimenti dall’Italia alla Germania a causa degll’eccessivo costo dell’energia pagato in Italia.

La fabbrica italiana chiude, ne nascerà una nuova in Germania. Ciò perché le leggi che regolano il mercato si basano sull’evidenza elementare della ricerca del profitto. Se Alcoa potrà raggiungere l’obiettivo fissato dal proprio piano economico in Germania, non in Italia, è perché dal punto di vista energetico l’Italia soffre un’arretratezza ormai storica.

Quando tutte le Alcoa d’Italia non avranno più bisogno di spostarsi all’estero per sopravvivere, allora anche il gap sociale sarà minore.
 

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