Un mercato da 3mila miliardi di dollari e 25 milioni di posti di lavoro aspettano chi, entro il 2050, saprà sviluppare e vendere tecnologie pulite cioè fonti di energia rinnovabile.
Sarà una vera e propria rivoluzione industriale contemporanea che, però, potrebbe non coinvolgere l'Europa. Secondo il nuovo piano strategico per la tecnologia energetica (Set-Plan), appena pubblicato dalla UE, l'Europa sta fallendo molti obiettivi e perdendo quindi la corsa. Di questo passo, addirittura, finirà per importare energie pulite da paesi come USA, Cina ed India che non hanno ratificato il protocollo di Kyoto. Un danno e una beffa che la UE attibuisce all'inefficienza dei sistemi di incentivi nazionali, oltre che ad una scarsa propensione per la ricerca. Le falle italiane sono da prendere in considerazione perchè esemplari. Per incentivare la produzione di energie rinnovabili, l'Italia si è affidata precipuamente al sistema dei certificati verdi i quali attestano la produzione di elettricità da fonti rinnovabili e possono essere venduti su un mercato interno. Vengono acquistati dai produttori di elettricità da combustibili fossili, che per legge devono coprire una quota di produzione in modo eco-compatibile. In teoria, il prezzo dei certificati verdi dovrebbe rendere conveniente la produzione di energia rinnovabile incoraggiando l'implementazione di nuove centrali.
Il sistema sembra funzionare in paesi come la Gran Bretagna che hanno imposto parametri molto rigidi a tutti i produttori di elettricità: oltre il 10 per cento da fonti rinnovabili entro il 2011. In Italia, invece, gli obblighi sono molto più modesti: nel 2010 la produzione da fonti rinnovabili dovrà essere poco più del 5 per cento del totale. Anche gli incentivi per migliorare l'efficienza prestano il fianco a critiche. A partire dal sistema dei certificati bianchi, analogo a quello dei certificati verdi, che non sembra favorire a sufficienza l'adozione di tecnologie innovative. "Il 55 per cento dell'obbligo di efficienza per le aziende è soddisfatto semplicemente montando lampadine a fluorescenza", spiega Matteo Leonardi, economista consulente del WWF, e rincara la dose "se la priorità nazionale è davvero l'efficienza energetica, perchè la finanziaria non impone che le apparecchiature elettroniche per la pubblica amministrazione siano selezionate in base all'efficienza?" "Se tutte le lampadine ad incandescenza venissero sostituite con quelle ecologiche si risparmierebbe l'equivalente di una centrale nucleare".
Gli obiettivi di taglio delle emissioni europee non servono solo a rallentare l'effetto serra, ma anche, e soprattutto, favorire lo sviluppo di nuove tecnologie.
E l'etica?









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