Lo Hegel: La Fenomenologia dello Spirito Naturale

La Natura, intesa nel suo significato declinabile nella dimensione della breadth (estensione filosofica) e della depth (intensione filosofica), detiene sicuramente un suo Spirito, un suo animus.

L'antropomorfizzazione della Natura, postulata da White, va considerata nella sua sfumatura squisitamente fenomenologica declinabile in una assiologia valorial-spirituale inscrivibile nella categoria dell'Essere.

L'Essere Spirito, il sein spirituale, risulta essere ontologicamente parte energetica e viva della biosfera, considerata come attore comunicativo habermasiano.

Lo spirito, nella fenomenologia hegeliana, non è meramente una entità metafisica bensì vieppiù ontologica, palpabile, tangibile, sfumabile in un contesto gnoseologico post-romantico.

Un'entità sussumibile sotto l'etichetta di "naturale", come una pianta od un animale, appartiene allo Spirito che filtra attraverso essa avviluppandola nella sua aura: ciò basta a conferire alla biosfera la dignità sufficiente alla presenza del rispetto come condizione necessaria.

La fenomenologia dello Spirito Naturale ascrive dunque alla Natura quegli items tipici dell'Uomo: lo Spirito, opportunamente irregimentato, discende, illumina, plasma gli attori della biosfera quanto gli esseri umani donando ad entrambi un valore tangibile intrinseco che sfuma nella presenza-assenza di un senso sensato greimasiano.

Lo Spirito, ontologicamente pregno di Senso, significato e significante insieme, irradia generosamente l'Uomo e la Natura,  mettendosi dunque contro ogni tentativo di reificazione adorniano-horkheimeriano degli stessi e schierandosi a favore di un'attribuzione aprioristica di senso e valore intrinseci.

Dott. Gianni Lauretig

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