Nucleare. Non basta dire no
Commento all'articolo apparso su Blogonomy (blog di Economy) del 8 aprile 2010
http://www.blogonomy.it/2010/04/08/nucleare-non-basta-dire-no/#comment-695
La politica energetica del nostro Paese dovrebbe tenere conto dell’evoluzione tecnologica che l’industria ha fatto, ma anche di quella etica che i paesi cosiddetti occidentali hanno raggiunto. Le decisioni politiche in ambito energetico e le scelte di indirizzo del progresso industriale rappresentano aspetti strettamente collegati: le seconde dipendono dalle prime. La politica italiana è dominata dall’alternanza e, quindi, dall’incoerenza programmatica a medio e lungo termine. Ogni governo ha quale obiettivo il soddisfacimento della necessità primaria: la sopravvivenza. Che si raggiunge con il consenso, quindi il voto, da mantenere ad ogni costo ogni cinque anni. In un tale contesto, quale piano energetico, etico e compatibile con le risorse nazionali (economiche ma anche logistiche, ambientali), rappresenta la soluzione più adeguata alle esigenze del nostro Paese?
L’energia atomica riporta, come scritto nell’articolo, al rischio di esplosione e contaminazione. In realtà questo è solo uno dei rischi, peraltro tra i meno temibili, che fanno riflettere i tecnologi nucleari. Il problema reale consiste nella gestione delle scorie. Non si tratta di un problema meramente tecnico, piuttosto etico. La tecnologia nucleare, seppure abbia fatto enormi passi in avanti, non ha ancora dato una soluzione affidabile, garantita e duratura al tema del decadimento delle scorie e, quindi, alla riduzione di queste a materiale non contaminante. Dal punto di vista etico ci troviamo di fronte alla taciuta realtà di voler trasferire la soluzione del problema alle generazioni future. Queste si troveranno a dover risolvere un problema che avrà proporzioni in crescita esponenziale nel passaggio da una generazione alla successiva per via del previsto incremento delle scorie prodotte nei prossimi 20 anni. E’ necessario sapere che le scorie nucleari hanno tempi di decadimento dell’ordine delle migliaia di anni. Non è possibile sottacere che AREVA, la società francese firmataria degli accordi del 9 aprile scorso, fornitrice dei combustibili nucleari e dei reattori EPR (European Pressurized Reactor) acquistati dall’Italia, sia in perenne contenzioso con EDF a causa delle nuove pretese economiche legate all’aumento del costo di trattamento del combustibile. Scontato che, con EDF che si allontana, AREVA si sposti su altri clienti potenziali, col beneplacito di Sarkozy, ça va sans dire. Esiste poi, su AREVA, il peso del “Rapport Roussely”. Si tratta del rapporto governativo francese che segna la linea di sviluppo nucleare sotto il controllo dello Stato. Le società pubbliche francesi, EDF e GDF-SUEZ, occuperanno posizioni dominanti, con AREVA che avrà il solo ruolo di fornitore. Lo stesso governo francese chiede esplicitamente ad EDF di non utilizzare unicamente la tecnologia AREVA.
In uno scenario simile EDF sta negoziando con lo specialista russo del nucleare, la società ROSATOM, per costituire un’alleanza strategica (approfondimenti su http://paises-paesi.blogspot.com/2010/03/incontro-scajola-lauvergeon-il-governo.html).
La partnership EDF-ROSATOM potrebbe far sbarcare in Francia il reattore di concezione russa VVER, conosciuto come rivale dei reattori EPR progettati e costruiti da AREVA.
Ciò consentirà ad EDF di non proporre ai propri clienti la sola tecnologia basata sul reattore EPR. Inoltre, ROSATOM sta costituendo un’alleanza con SIEMENS per la fornitura di componenti tradizionali.
Mentre i “grandi” del nucleare diventano ancora più grandi, l’Italia cosa fa?
Riconosce di essere rimasta talmente indietro da rivolgersi alla prima della classe in fatto di tecnologia nucleare, AREVA, per comprare i 20 anni di esperienza che le mancano.
Ciò appare comprensibile.
Mentre Scajola fa la spesa dalla Lauvergeon, ENEL, che nei piani del Governo italiano dovrebbe prendere le redini del nucleare tricolore, divenendo il leader nazionale un po’ come EDF in Francia, dichiara investimenti consistenti nelle rinnovabili. Gli investimenti destinati da ENEL al nucleare sono solo marginali rispetto a quelli previsti, per il quadriennio 2010-2014, nello sviluppo della joint venture fra ENEL Green Power e ENDESA. Tanto che ENEL ha annunciato di voler quotare ENEL Green Power alla borsa di Milano e Madrid.
Il nucleare italiano parte con le solite ataviche inerzie di uno stato lento e non competitivo.
Ciò non appare comprensibile.
Costantino Deperu
cdeperu






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