Il pellet (dall’inglese pellet = pallino) è un piccolo cilindretto prodotto con gli scarti della lavorazione del legno naturale .Ha solitamente la forma cilindrica, un diametro variabile tra i 5 e gli 10 mm circa, e una lunghezza che va da 10 a 40 mm.
Viene utilizzato in particolari tipi di impianti per la produzione di calore, ovvero le stufe o caldaie a pellet, e si caratterizza per un basso contenuto di umidità, dal 10 al 12%, e, come è già stato accennato, per l’assenza di sostanze esterne quali vernici, colle, residui di componenti derivanti dal trattamento del legno.
Per questo motivo il pellet non può essere ricavato dalla macinatura del truciolo o dalla segatura di scarti di mobilifici, ad esempio, ma deve essere costituito da legno naturale con un buon livello di purezza (assenza di corteccia).
Il pellet viene realizzato in apposite macchine, che provvedono alla compattazione a pressioni elevate. All’uscita da queste macchine ha una temperatura che può raggiungere i 90 °C.
Se fosse caratterizzato da elevata umidità, potrebbe quindi “esplodere”, ovvero aprirsi e perdere quindi la compattezza.
Anche per questo motivo si è proposta a una standardizzazione del pellet, in modo da garantire costanza del prodotto e un suo più semplice utilizzo:
fonte:
Diversi sono i tipi di legno utilizzati per la loro produzione: abete, larice, pino, faggio, etc. Possono anche essere caratterizzati dalla presenza di un legante, come il mais, che contribuisce alla compattazione e ad aumentare il potere calorifico del pellet stesso.
Queste essenze hanno diverse caratteristiche che le rendono preferibili o meno: facendo anche riferimento ai dati già pubblicati su Energie-Rinnovabili.net, si nota che larice pino e abete hanno poteri calorifici superiori rispetto al faggio. Questo è dovuto principalmente alla presenza di resina, che se da un lato va ad aumentare il calore prodotto in funzione della massa introdotta, dall’altro, nel lungo periodo, può provocare incrostazioni e malfunzionamenti della caldaia, rimediabili con una manutenzione leggermente più frequente.
Si tratta quindi di una scelta personale, legata alla disponibilità (e al costo) del pellet.
Ricordiamo che è sempre opportuno verificare i dati dichiarati dal fabbricante, di solito riportati sul sacco.
http://www.swb-herten.de/heizung/bilder/pellets.JPGhttp://www.agriturismo.com/creaimpresa/pellets.jpg
A proposito di costi, vogliamo ricordare che il boom del mercato delle stufe e delle caldaie a pellet è stato nel recente passato un fenomeno tipicamente italiano (in Austria, ad es, sono presenti da più tempo) che di fatto ha creato una sorta di speculazione, portando, nei momenti di maggior richiesta (dicembre / gennaio / febbraio) a un incremento del prezzo dei sacchi di pellets.
Ciò è dettato da un lato dalle leggi di mercato (non vogliamo in questa sede dare un giudizio etico), e dall’altro dalla inadeguatezza del mercato di produzione.
Nel prossimo futuro, con l’allargarsi dell’offerta di produttori, si arriverà a una stabilizzazione del prezzo; se ciò non dovesse accadere, è possibile fare scorta di sacchi di pellets nei mesi estivi, facendo un semplice preventivo dei consumi in base alle ore di accensione e alla temperatura richiesta dalla caldaia, ad esempio:
consumo orario: 2,5 kg di pellets
ore di accensione: 6
giorni di “freddo” annui: 100
à 2,5 x 6 x 100 = 1500 kg à più semplicemente, 100 sacchi da15 kg.
Dato che la taratura di una caldaia a pellet e il suo rendimento dipendono dal pellet stesso, è più opportuna una strategia che anticipi l’acquisto; se occorre invece inseguire il mercato optando erroneamente per prodotti di scarsa qualità, si ottiene un duplice effetto negativo: il maggior costo del combustibile nel momento di massima richiesta e la scarsa efficienza della combustione dovuta al pellet sbagliato.
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