Quali sono le prospettive delle energie rinnovabili?

 La crescita della domanda di energia, l'impennata dei prezzi del petrolio, il problema della sicurezza dell'approvvigionamento ed il riscaldamento globale sono le maggiori cause che hanno stimolato i Paesi Membri dell'UE a impegnarsi per accrescere il ricorso alle fonti rinnovabili di energia. Sin dal 1997, la Commissione Europea ha impostato una decisa politica di sviluppo di queste risorse, e si è impegnata a portare, entro il 2010, la quota delle rinnovabili nel consumo di energia primaria al 12%.

Successivamente, nella tabella di marcia per le energie rinnovabili, la Commissione ha proposto di assumere l'impegno di portare questa quota al 20% entro il 2020. La Direttiva 2001/77/CE sulla promozione dell'energia elettrica prodotta dalle fonti energetiche rinnovabili ha dato un forte impulso al raggiungimento di questo obiettivo, identificando le quote di elettricità prodotta da fonti rinnovabili a carico dei singoli Paesi membri, così da garantire un aumento dal 14% del 1997 al 21% del 2010.

Nella stessa comunicazione della Commissione del 10 gennaio 2007 è stato fissato un obiettivo obbligatorio riguardo all'incorporazione minima del 10% per i biocarburanti entro il 2020. Il Piano di Azione per l'efficienza energetica adottato nel 19 ottobre 2006 concretizza le raccomandazioni presenti nel Libro Verde sulla strategia europea per un'energia sostenibile, competitiva e sicura, presentato nel marzo 2006, e si pone l'obiettivo di risparmiare il 20% di energia entro il 2020. Il conseguimento di questo obiettivo permetterà alla UE di ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e di ridurre l'impatto sul cambiamento climatico e così di realizzare l'impegno preso dalla UE di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 20% entro il 2020 rispetto ai livelli registrati all'anno 1990. Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni la quota sarà portata al 30% entro il 2020, quando sarà stato concluso un nuovo accordo sui cambiamenti climatici.
Un passo avanti molto importante rappresenta la nuova proposta della Direttiva Europea sulla promozione dell'energia da fonti rinnovabili, presentata il 23 gennaio 2008 che, sia in termini quantitativi che qualitativi, è in grado di modificare profondamente lo scenario delle rinnovabili nei prossimi decenni. Questa proposta ora passa all'esame del Consiglio e del Parlamento Europeo. Nella proposta si riconfermano i due principali obiettivi posti: raggiungere la quota del 20% entro il 2020 e del 50% entro il 2040-2050. Il primo è quello di raggiungere la quota del 20% di energie rinnovabili sui consumi totali entro il 2020, che potrebbe essere portata nel lungo termine anche al 25% del mix energetico. Nella direttiva si evince che si è riscontrato  un considerevole sostegno alla politica energetica delle fonti rinnovabili a lungo termine; infatti la proposta è di ottenere il 50% di energia da fonti rinnovabili entro il 2040-2050.
Attualmente sul territorio della UE la quota di energie rinnovabili sul consumo energetico finale è dell'8,5%. E' necessario dunque ottenere un incremento dell'11,5%. Le maggiori ragioni per l'ottenimento della quota fissata sono le seguenti: garantire la sicurezza di approvvigionamento, tutelare l'ambiente e garantire la competitività del settore delle rinnovabili. All'Italia è stato assegnato un obiettivo pari al 17% dei consumi (nell'anno di riferimento 2005 era del 5,2%). Rispetto alla vecchia Direttiva EU sulle rinnovabili del 2001 (che copriva soltanto l'energia elettrica), la nuova proposta di direttiva copre anche le rinnovabili per la produzione di calore e freddo che porterà numerosi vantaggi, come ad esempio la promozione delle nuove possibilità a livello locale; la maggior opportunità per le piccole e medie imprese; lo sviluppo a livello regionale e rurale; la stimolazione dell'incremento economico; la lotta contro il cambiamento climatico. Come maggior effetto negativo si può invece mettere in risalto la più elevata pressione sulle risorse da biomassa, la quale verrà utilizzata anche per gli scopi non energetici nell'ambito industriale; il che potrebbe avere come conseguenza un impatto negativo sull'ambiente. Il secondo obiettivo principale è invece quello di incorporare il minimo del 10% di utilizzo di biocarburanti nel settore dei trasporti in tutti i singoli Paesi dell'UE. Il livello è uguale per tutti i Paesi per garantire la coerenza sulle norme relative ai carburanti di trasporto e la loro disponibilità. Grazie alla facilità del commercio di carburanti ad uso autotrazione anche i Paesi che non hanno a disposizione abbastanza materie prime per produrre i biocarburanti, avranno la possibilità di importare il biocarburante da qualsiasi altro Paese. Nella proposta si prevede che l'UE possa coprire la quota stabilita con la produzione domestica, ma lo scopo è di incoraggiare l'ottenimento dell'obiettivo con la produzione a livello nazionale e dalle importazioni. Risulta importante realizzare questo obiettivo poichè il settore dei trasporti registra la crescita più veloce in materia di emissioni di gas serra e l'uso dei biocarburanti diminuisce la dipendenza energetica dai combustibili fossili. Inoltre oggigiorno i biocaburanti sono più costosi da produrre rispetto alle altre forme di energia rinnovabile e sarebbe difficile promuoverli senza avere una richiesta specifica di questo tipo. La Commissione Europea ha affermato che sui biocarburanti bisogna muoversi con molta cautela e rispettare i criteri di sostenibilità, che includano aspetti sociali ed ambientali. La direttiva prevede dei sistemi di certificazione sostenibilità ambientale obbligatori, senza i quali i biocarburanti non potranno essere commercializzati nell'UE. Ad esempio, la proposta contiene l'indicazione che non dovranno essere prodotti da materie prime che provengano da terreni ad altro valore di biodiversità o da aree ad elevato assorbimento di CO2, da piantagioni localizzate in terreni disboscati di recente, o in cui c'erano precedentemente delle zone umide o aree di valore naturalistico. Queste disposizioni mirano ad impedire che società senza scrupoli disboschino, per esempio, foreste primarie per produrre biocarburanti sui terreni liberati dalla vegetazione. Inoltre la proposta sui biocarburanti contiene l'indicazione che i combustibili vegetali dovranno garantire una riduzione minima delle emissioni di gas serra pari ad almeno il 35% rispetto ai carburanti fossili. A tal fine sono stabiliti i valori caratteristici delle emissioni per ciascuna filiera produttiva (biocarburanti e bioliquidi) - la coltivazione, la processione, il trasporto e distribuzione. In questa proposta al Commissione si impegna a siglare con Paesi Terzi accordi ad hoc per garantire che la produzione di biocarburanti avvenga in modo sostenibile. Se non si rispetteranno tutti i criteri di sostenibilità ambientale, i biocarburanti non potranno ricevere supporti finanziari (ad esempio la riduzione delle accise). La fissazione degli obiettivi nella nuova Direttiva ha preso in considerazione tutti gli attuali risultati ottenuti nel settore delle fonti rinnovabili di energia, le politiche vigenti e le tendenze presenti che prevedono di non ottenere la produzione del 21% del totale dell'elettricità consumata nell'UE da fonti rinnovabili ma di riuscire a conseguire una quota del 19% entro il 2010. Anche per quanto riguarda l'attuazione dell'obiettivo di soddisfare almeno il 5,75% della domanda di energia nazionale tramite l'ausilio dei biocarburanti entro il 2010, è previsto di non raggiungere al quota stabilita, ma di ottenere circa il 4,2%. Per ottenere tutti gli obiettivi gli Stati Membri dell'UE dovranno assumere ulteriori impegni, ed adottare i piani d'azione a livello nazionale. Il maggior utilizzo del potenziale delle biomasse potrebbe notevolmente contribuire al raggiungimento degli obiettivi posti. E' noto infatti che le biomasse vegetali possono contribuire al bilancio energetico sia attraverso la trasformazione in energia termica, elettrica o meccanica ricavata per combustione, sia attraverso la trasformazione in biocarburanti e biocombustibili. Oggigiorno l'impiego delle biomasse in Europa soddisfa una quota piuttosto marginale dei consumi di energia primaria, pari al 3,5%. All'avanguardia nello sfruttamento delle biomasse come fonte energetica sono i Paesi del Centro-Nord Europa, con punte del 18% in Finlandia, 17% in Svezia e 13% in Austria. L'Italia, con il 2,5% del proprio fabbisogno coperto dalle biomasse, è al di sotto della media europea. Nel 2005 il contributo delle fonti rinnovabili (idroelettrico compreso) al bilancio energetico nazionale si è aggirato intorno al 7%, di cui circa 1/3 proveniente dalle biomasse. Nel lungo periodo (2020-2030) le biomasse potrebbero coprire una quota dei consumi nazionali di energia primaria di almeno il 15%. La biomassa è probabilmente la più concreta ed immediata fonte energetica rinnovabile disponibile. L'obiettivo che punta a portare al 20% la quota dei consumi europei da fonti alternative sul totale consumato potrebbe richiedere circa 230-250 Mtep di energia primaria prodotta da biomasse. In particolare, va sottolineato, che bisognerà promuovere l'utilizzo della biomassa forestale per la produzione di energia, dato che le foreste occupano circa 160 milioni di ettari del territorio dell'Unione Europea, su un'area pari al 36% della sua superficie terrestre, in continua espansione grazie al rimboschimento e alla rigenerazione naturale. La proposta prevede inoltre che tutti i Paesi Membri avranno l'obbligo di consegnare, ogni anno fino al 30 giugno 2011 e successivamente ogni 2 anni, alla Commissione Europea la relazione sui progressi compiuti nella promozione e nell'uso dell'energia dalle fonti rinnovabili.
Il rapporto dovrà descrivere in dettaglio la quota totale dell'energia, la quota delle fonti rinnovabili divisa per i singoli settori; i meccanismi di incentivazione delle fonti rinnovabili; i progressi svolti nell'ambito della valutazione ed il miglioramento dei procedimenti amministrativi per la rimozione delle barriere regolamentari e non per lo sviluppo dell'energia rinnovabile; le misure assunte per garantire la trasmissione e al distribuzione dell'energia elettrica ottenuta; gli sviluppi ottenuti nell'ambito della disponibilità e dell'uso della biomassa; gli sviluppi e le quote ottenute nell'ambito dei biocarburanti derivanti da rifiuti, residui, materiali cellulosici non destinati all'alimentazione e materiali ligno-cellulosici; la valutazione dell'impatto ambientale della produzione dei biocarburanti sulla biodiversità, sulle risorse idriche, sulla qualità delle acque e del suolo; la valutazione della riduzione delle emissioni di gas serra dovuto all'uso delle fonti rinnovabili. Inoltre la Commissione ha previsto l'introduzione di un regime di garanzie dell'origine rinnovabile dell'energia. Si tratta di certificati, attestanti l'origine rinnovabile dell'energia, che i Paesi dell'UE in difficoltà a raggiungere il proprio target, potranno acquistare da altri Stati membri. Si prevede di introdurre le garanzie di origine per tutti gli impianti di tagli superiore a 5 MWth. La garanzia dà origine a certificati di taglia standardi di 1 MWth, negoziabili. Ultimamente si è parlato tanto delle problematiche legate ai biocarburanti ricavati da mais e cereali, in quanto ritenuti i diretti responsabili dell'aumento dei prezzi di tali materie prime. Ma in realtà, anche secondo l'analisi realizzata dalla FAO, le cause sono molteplici: il clima sfavorevole, le scorte ridotte e l'offerta limitata a fronte di una domanda sostenuta. Dalla FAO si evince che l'offerta è molto più scarsa negli ultimi anni, mentre la domanda complessiva, sia ad uso alimentare, che foraggiero ed industriale, è in aumento. Le scorte, già scarse all'inizio della stagione, con tutta la probabilità continueranno a diminuire, perchè la produzione cerealicola mondiale sarà sufficiente solo a soddisfare l'utilizzazione globale prevista. Il rapporto sostiene che i prezzi delle derrate, che già hanno registrato una brusca impennata nel 2006, in alcuni casi quest'anno saliranno ad un ritmo ancora più rapido.
La nuova Direttiva proposta dalla Commissione Europea definisce gli obiettivi concreti da conseguire in materia di energie rinnovabili che possono sostituire l'uso dei combustibili fossili, diminuire notevolmente la dipendenza energetica e le emissioni di gas serra e dare agli investitori la fiducia indispensabile.
 
 

 

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