Teleriscaldamento

Il Teleriscaldamento  è l'insieme di uno o più impianti di produzione del calore che distribuiscono acqua calda agli edifici della città  allacciati per uso riscaldamento e acqua igienico-sanitaria.
Particolarità  importante, oltre alla distribuzione a distanza ai cittadini, è che al posto delle emissioni di numerose caldaie ci sono quelle della sola centrale, con ovvi vantaggi in termini controllo delle emissioni inquinanti.
Nel 2001 il teleriscaldamento in Italia ha fornito 4300 GWh termici e 2700 GWh elettrici trasformando 1Mtep di energia primaria di cui 1% costituito da biomasse (rapporto attività AIRU 2001).
L'articolo 1 dell'allegato III del DPCM 8 marzo 2002 definisce la tipologia e la provenienza delle biomasse combustibili: Materiale vegetale prodotto da coltivazioni dedicate; Materiale vegetale prodotto da trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni agricole non dedicate; Materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzioni forestali e da potatura; Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di legno vergine e costituito da cortecce, segatura, trucioli, chips refili e tondelli di legno vergine, granulati e cascami di legno vergine, granulati­ e cascami di sughero vergine, tondelli, non contaminati da inquinanti, aventi le caratteristiche previste per la commercializzazione e l'impiego; Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli, avente le caratteristiche previste perla commercializzazione e l'impiego. In un paese ricco di foreste e terreni agricoli come l'Italia, la biomassa di origine vegetale può essere una grande risorsa energetica, in grado di diminuire la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e la produzione di CO2.
La soluzione ottimale per sfruttare queste risorse, oltre all'uso per riscaldamento individuale in caldaie a pellet o a tronchetti, è attualmente il teleriscaldamento a biomasse di piccole dimensioni ( 10 MW), che fornisce calore ad un'insieme di abitazioni e/o attività , posto nelle vicinanze del luogo di produzione della biomassa utilizzata (bosco, terreni di coltura, segherie, ecc.).
Se la provenienza della biomassa è locale, la dimensione dell'impianto deve essere ponderata con cura per permetterne la rigenerazione delle fonti. Taglie superiori ai 10-15 MW costringono ad aumentare eccessivamente l'area di fornitura facendo crescere i costi economici e ambientali del trasporto da un lato, e non permettendo la valorizzazione della filiera del legno locale dall'altro.
In Austria i piccoli impianti rurali di teleriscaldamento a biomasse sono oltre 300, con potenza compresa tra le centinaia di kW e gli 8 MW. In Italia invece gli impianti sono solo alcune decine, anche se il settore sembra molto vitale.
Uno dei motivi del successo di questi impianti in Austria va ricercato nell'economia agricola in gran parte impegnata in attività forestali, e nella diminuzione della domanda di legno da parte del mercato, che ha fatto crollare i prezzi e ha messo in crisi il settore agricolo, obbligando a trovare uno sbocco per la produzione che permettesse ai prezzi di risalire a un livello sostenibile per i produttori locali.
La maggior parte degli impianti di teleriscaldamento è quindi sorta in zone rurali economicamente depresse che non avevano sbocco turistico, ma anche molte località  turistiche sono state sensibili a questa tecnologia, valorizzando le minori emissioni e la fonte rinnovabile come elemento di promozione turistica.
Dati tratti da (Lessons Learned from the introduction of Biomass District Heating in Austria)
Anche in Italia questi impianti potrebbero essere la risposta alla depressione di alcune zone, con la creazione di occupazione per il mantenimento dei boschi; attività economicamente ed ambientalmente conveniente, considerando che aiuterebbe a prevenire erosione, frane, alluvioni e incendi.
Il teleriscaldamento a biomasse è da considerare una tecnologia complementare e non antagonista alle caldaie domestiche a biomassa. Negli impianti di teleriscaldamento, con caldaie a griglia, si possono bruciare tutti gli scarti della filiera del legno, anche molto umidi e con basso potere calorifico. Nelle caldaie a legna delle abitazioni invece tali scarti non sono utilizzabili; si deve bruciare legno secco e di qualità , in pezzi di dimensioni adeguate, o scegliere caldaie a pellets se si vuole automatizzare l'impianto, evitando di doverlo rifornire continuamente (anche più volte al giorno nella stagione invernale). Legname con tali caratteristiche assicura infatti un minore ingombro a parità di massa secca bruciata (e quindi a parità  di effetto utile), una combustione più regolare ed un trasporto/stoccaggio più semplice. Questa variabilità  nell'alimentazione degli impianti a biomasse può permettere di sfruttare tutti i prodotti della manutenzione del bosco: gli scarti (rami, cortecce, radici, ecc., anche molto umidi) per il teleriscaldamento dove esista un adeguato bacino di utenza, i tronchi secchi e gli scarti pellettizzati per le abitazioni isolate.
I residui (della pulitura dei boschi, delle colture agricole, delle segherie, ecc.), senza un impianto alimentato a biomasse, verrebbero smaltiti in altro modo: se lasciati all'aria produrrebbero la stessa quantità  di CO2 immagazzinata durante l'accrescimento, se la fermentazione avvenisse in assenza di ossigeno si produrrebbe invece metano, il cui contributo come gas serra è 21 volte (in peso) quello della CO2 (IPPC 1996). Se tali residui vengono smaltiti nelle industrie (cartiere, …) impongono spesso costi di trasporto (economici e ambientali) non indifferenti.
Affinché si possa ipotizzare di costruire un impianto di teleriscaldamento a biomassa, occorre che siano soddisfatti i punti seguenti:
Presenza di un aggregato di case e/o attività  che richiedano energia termica. Disponibilità di una o preferibilmente più fonti di approvvigionamento (residui pulitura dei boschi, residui colture, colture ad hoc, scarti delle segherie, ecc.). In realtà  questa non è  una condizione strettamente necessaria, perchè in alcuni casi si è assistito alla nascita dell'offerta di fonti locali, con la creazione della filiera del legno, come conseguenza della domanda da parte dell'impianto di teleriscaldamento. La distanza dalla fonte di approvvigionamento non deve essere eccessiva. Visto il basso rapporto kWh/m3 stero, il trasporto può influire anche notevolmente sul costo della materia prima (e sul bilancio della CO2 emessa dall'impianto). La vicinanza alle fonti di approvvigionamento, inoltre, può permettere di avere un minor volume di stoccaggio all'interno dell'impianto di teleriscaldamento (consentendone la costruzione anche in aree più anguste), avvalendosi eventualmente della possibilità  di stoccaggio presso il fornitore. Presenza di un'area adeguata, vicina alle arterie di trasporto e ad una distanza conveniente dall'abitato, dove poter costruire l'impianto ed i magazzini di stoccaggio, senza creare eccessivi disagi dovuti al traffico per l'approvvigionamento.
VANTAGGI
Un unico impianto al posto di tante caldaie individuali può essere vantaggioso per molti aspetti. Minor inquinamento e maggior efficienza energetica: un grosso impianto avrà rendimento e controllo dei fumi migliori di un impianto piccolo. Inoltre gli impianti che vengono sostituiti dal teleriscaldamento sono spesso vecchi e quindi con rendimenti e controllo delle emissioni molto inferiori agli omologhi attuali. Inoltre apporta l'assenza di adeguamenti normativi da parte dei VV.FF. Costi: si eliminano i costi per gli utenti di boiler e caldaie, dei controlli annuali e della pulizia di caldaie e camini. Il minor costo del combustibile rispetto a gasolio, metano e GPL, permette di risparmiare sul prezzo dell'energia termica consumata. Per l'energia fornita dal teleriscaldamento a biomassa inoltre ci sono delle agevolazioni fiscali. Sicurezza: si sposta la combustione nell'impianto di teleriscaldamento; agli utenti arriva solo acqua calda. Maggiore affidabilità : rispetto all'impianto domestico le centrali di teleriscaldamento hanno più caldaie a biomassa e una o più caldaie di integrazione alimentate da fonti fossili, quindi oltre alla ridondanza impiantistica ci si mette al riparo da eventuali carenze di un combustibile. Le reti di distribuzione calore inoltre, possono essere a maglia chiusa, in modo da funzionare correttamente anche se si rompesse una tubazione. Comodità : impianti domestici a biomassa richiedono molte attenzioni e manutenzione (rifornimenti, alimentazione giornaliera se a legna, scarico delle ceneri, ecc.), mentre l'utente del teleriscaldamento deve solo regolare sul (crono)termostato la temperatura e pagare la bolletta. Si recuperano spazi riservati a bombole o serbatoi.
I VANTAGGI PER LA COMUNITA'
Il sistema di teleriscaldamento comporta importanti vantaggi per la comunità sotto forma di: risparmio di energia e quindi minore dipendenza energetica dal'esterno minore inquinamento dell'aria perchè si riducono i consumi e si utilizza meglio il combustibile; un solo camino di emissione, gestito e controllato alla centrale e da personale qualificato, sostituisce migliaia di camini dei singoli edifici collegati a caldaie spesso energeticamente poco efficienti (ed impattanti nell'ambiente) per carenza di manutenzione. Le tariffe del servizio sono determinate in funzione del prezzo del metano normalmente pagato dai clienti (tariffa base più imposta di consumo e addizionale), al fine di consentire libertà  di scelta a chi può allacciarsi alla rete di distribuzione del calore, senza penalizzare chi non ne ha la possibilità  oggettiva.
PUNTI CRITICI
Accettabilità  sociale (impatto paesaggistico e ambientale dell'impianto e del trasporto; provenienza locale della biomassa; partecipazione all'impresa con società miste, cooperative, etc). In Austria si è visto che, laddove era presente una forte opposizione locale, gli impianti hanno avuto in media un costo maggiore del 30%, a causa di maggiori difficoltà  nel reperire un luogo adatto per la centrale, minori allacciamenti al servizio, ecc. Vicinanza alle vie di trasporto e cura per non appesantire l'abitato con un eccessivo traffico di mezzi pesanti. Stoccaggio: di solito i volumi necessari non permettono uno stoccaggio stagionale, ma richiedono comunque notevoli superfici per creare magazzini che consentano una certa autonomia nei periodi in cui le strade possono essere meno percorribili per le condizioni ambientali o per il traffico turistico. Un capiente magazzino consente inoltre di rifornirsi di una parte di biomassa necessaria, eventualmente non coperta dalle risorse locali, durante l'estate, quando i prezzi delle biomasse sono più bassi. Condizioni di lavoro (sicurezza ed ergonomia) degli addetti alla raccolta-selezione-trasporto. Disponibilità di più fonti di approvvigionamento. Sostenibilità  economica; stabilità  e convenienza del kWhtermico, anche in assenza di contributi pubblici. Rapporto tra prime e seconde case, visto che spesso la località  servita è turistica, per il corretto dimensionamento dell'impianto. La rete del teleriscaldamento è un'infrastruttura che assorbe dal 50% al 80% del costo dell'impianto. La sua creazione comporta costi e disagi, che si potrebbero diminuire utilizzando gli scavi anche per altre reti (fibra ottica per telefonia e televisione, metano, manutenzione rete idrica, ecc.), o in fase di pianificazione prevedendo la sua presenza per le nuove costruzioni o quando vengono rifatte strade o marciapiedi.
AGEVOLAZIONI FISCALI
Il teleriscaldamento a biomasse sfrutta una fonte rinnovabile, quindi tutta l'energia fornita è da considerare come energia primaria risparmiata (almeno per quella parte che non sostituisce caldaie individuali a biomasse). Un problema affinchè questa tipologia di intervento possa accedere agli incentivi previsti dai decreti è rappresentato dal fatto che non è prevista la possibilità  di recuperare i costi sostenuti da parte dei distributori, qualora il combustibile sostituito sia il gasolio (come accade sovente nelle aree montane). Ciò non impedisce l'emissione di titoli di efficienza, ma ne riduce evidentemente la convenienza per i distributori. A tale proposito le Regioni potrebbero attivare dei finanziamenti, agendo sui fondi a loro disposizione o sulla modulazione delle addizionali, ed attivare gli strumenti a di pianificazione energetica loro propri e riconosciuti dai decreti. L'Autorità  non ha incluso questa tipologia impiantistica nelle proposte di schede di valutazione finora presentate, ma il risparmio può essere calcolato ex-post visto che, per la fatturazione dei consumi ai clienti, l'impianto è sicuramente dotato di apparecchiature per misurare l'energia termica prodotta. Per determinazione del risparmio energetico ai fini dei decreti si consiglia quindi di contattare l'Autorità stessa. Agli utenti del teleriscaldamento a biomasse la finanziaria 1998 ha concesso uno sconto (che viene alla società  di gestione come credito di imposta) portato in fasi successive successivamente a 0,26 €/kWh e la cui proroga è attualmente in discussione. Inoltre l'articolo 19 della finanziaria 2001 concedeva un contributo per i nuovi allacciamenti di 20,66 € per ogni kW di potenza di picco. Sono disponibili anche agevolazioni fiscali per gli interventi di manutenzione boschiva, che possono aiutare a sviluppare la filiera.