Il Sole è in assoluto la miglior fonte di energia del pianeta: in un’ora può soddisfare il fabbisogno annuale di energia di tutti gli abitanti della Terra, senza generare effetti collaterali, come l’inquinamento atmosferico e il deterioramento dell’ozono, che derivano dall’utilizzo di combustibili fossili.
Se queste motivazioni non fossero ancora abbastanza convincenti, si pensi al fatto che l’energia proveniente dal Sole è, su scala temporale umana veramente infinita, poiché il Sole continuerà a brillare almeno per altri 5 miliardi di anni.
Nonostante tutti i benefici che derivano dall’utilizzo di questa fonte energetica, i dati sull’ammontare del suo uso non sono così rassicuranti. Secondo la BP Statistical Review sull’Energia mondiale del 2007, l’insieme dell’energia solare, eolica e geotermica, raggiunge appena l’1% della produzione mondiale di elettricità, di cui lo 0,039% in base ai dati forniti dall’IEA (Agenzia Internazionale sull’Energia) deriva dal Sole.
Anche la Germania, uno dei paesi leader del settore, fornitrice nell’anno 2006 di circa il 50% dell’elettricità generata dall’energia solare, non usa interamente questa risorsa all’interno dei suoi confini. Quella solare è solo una piccola porzione del 7% del fabbisogno energetico del paese generato tramite energia rinnovabile.

Anche se i vantaggi derivanti da questo tipo di energia sono innumerevoli, restano alcuni limiti: il primo è la necessità per il funzionamento degli impianti fotovoltaici, di una grande quantità di raggi solari, elemento che favorisce solo le parti più soleggiate del mondo. Il secondo problema è lo spazio: per alcuni, solo i paesi molto estesi possono adottare questo tipo di energia in quanto, ad esempio, per soddisfare il fabbisogno energetico di un anno negli USA, si dovrebbero costruire impianti fotovoltaici di 150000 km², un’area molto vasta difficilmente sfruttabile in paesi piccoli e ad alta densità di popolazione come il Regno Unito dove, su proposta di Greenpeace, si potrebbe ovviare a questo problema costruendo pannelli solari sui tetti delle case.
Esiste però un posto nel mondo dove non ci sono problemi di spazio e di luce: il deserto del Sahara. Secondo il Report sull’Ambiente dell’ONU 2006, un’area di appena 640000 km² potrebbe provvedere alle necessità energetiche di tutto il mondo.
Il problema principale che rallenta lo sviluppo di questo tipo di energia è il costo elevato: la creazione di questi impianti richiede infatti la costruzione di imponenti infrastrutture composte soprattutto da plastica e silicone, elementi che aumentano eccessivamente i costi.
A dispetto di questi impedimenti il settore solare è in forte aumento con un mercato in crescita del 60% dal 2000 al 2004 e, secondo i Report di Greenpeace e dell’Associazione Industriale Europea del Fotovoltaico, questo mercato continuerà a crescere tanto da soddisfare il fabbisogno di 2 miliardi di persone entro il 2030.
Traduzione: IRECon Italia Srl - TTS - TechnicalTranslationsServices









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