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Verde verticale: connubio di ecologia e sostenibilità o investimento troppo oneroso?

Nel 1938 venne inventato da Stanley Hart White, professore di architettura del paesaggio all’Università dell’Illinois, il ‘Botanical Brick’ una parete ricoperta da fiori e vegetazione rampicante. Nonostante White la definì una svolta nell’integrazione della vegetazione nella progettazione architettonica, la ricezione della sua invenzione fu alquanto tiepida. Cinquant’anni dopo, l’invenzione di White venne ripresa da Patrick Blanc, un botanico francese, impiegato al Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica, il quale edificò la versione moderna del Botanical Brick, ribattezzata ‘Green Wall’ al museo della scienza e dell’industria di Parigi.
Da allora, installazioni di verde verticale si sono diffuse su scala globale con una grande diversificazione nelle modalità di realizzazione. Le strutture, collocate all’aperto o in interni, si possono dividere in facciate verdi, in cui le piante crescono sul supporto di cavi o uncini, e in living walls dove le piante crescono all’interno di pannelli modulari contenenti un medium quale suolo, torba o altri sostanze artificiali. In entrambe le tipologie, sono previsti sistemi per l’approvvigionamento d’acqua e nutrienti che variano a seconda della struttura portante e del tipo di piante utilizzate.

                                                       

I meriti attribuiti alla tecnologia del verde verticale sono innumerevoli e possono essere classificati in personali e sociali. I primi sono a carico dell’investitore che ha realizzato un progetto e si concretizzano nel recupero economico dell’investimento iniziale. La presenza di verde urbano verticale, analogamente alla presenza di viali alberati, accresce il valore di vendita dell’immobile, e la copertura di piante sulla facciata favorisce l’isolamento termico e acustico, così consentendo un risparmio nei consumi energetici. L’estesa copertura verde consente poi il miglioramento locale delle condizioni ambientali con riduzione dei gas serra, miglioramento della qualità dell’aria e mitigazione dell’effetto isola di calore tipico delle città.

I benefici sociali impattano la società intera e, seppure di grande importanza sono più difficili da stimare, in parte a causa di una ridotta ricerca scientifica quantitativa in materia e in parte perchè si palesano spesso nel lungo termine. L’introduzione di verde associato allo spazio costruito accresce il valore estetico e la gradevolezza di edifici e quartieri, aumentando il senso di gradimento degli abitanti ed il loro benessere psico-fisico. Il miglioramento ambientale determina una riduzione delle patologie associate ad alti livelli di smog che in un secondo tempo causa una riduzione di sforzi e fondi che devono essere profusi dai privati o dallo stato nel curare tali patologie.

A fronte di tali considerazioni in molti si sono chiesti se, considerati i costi di installazione e mantenimento, le pareti verdi siano una scelta economicamente sostenibile.
In particolare, due ricercatori del Dipartimento di Scienze dell’Architettura dell’Università di Genova, Katia Perini e  Paolo Rosasco, hanno recentemente condotto un’analisi costi-benefici considerando sei diverse tipologie di pareti verdi e tre fasce cittadine corrispondenti a differenti valori di proprietà dell’edificio (centrale, semi-centrale, periferica). Nell’analisi sono stati considerati i costi per l’installazione, la manutenzione e l’eliminazione della struttura a fine vita. Tra i benefici, sia privati che sociali, sono stati considerati l’incremento del valore di vendita dell’edificio, i risparmi nei costi di riscaldamento e raffreddamento, la longevità delle piante costituenti la parete verde e il miglioramento della qualità dell’aria. L’analisi ha prodotto diversi indicatori che corrispondono al valore netto presente della struttura, al tasso interno di ritorno e al periodo di pay back.
I risultati mostrano che solo una tipologia di parete verticale -la facciata a sostegno diretto- rappresenta un investimento sostenibile e conveniente a prescindere dall’indicatore considerato, mentre nel caso delle altre tipologie di parete verde, l’esito dell’analisi costi-benefici varia a seconda dell’indicatore considerato.

Una precisazione è tuttavia necessaria; sebbene l’analisi costi benefici rappresenti un utlie strumento per valutare la sostenibilità economica di un’opera, nel presente caso ci sono diversi fattori quali il benficio ecologico, estetico e psico-fisico dei cittadini che non sono stati considerati per via delle difficoltà nell’elaborare stime affidabili, ma che potrebbero incidere significativamente sul lungo periodo.

Qual è dunque il verdetto per quanto riguarda il verde verticale: Scelta sostenibile o costo troppo oneroso?
‘Sicuramente scelta sostenibile,’ sostiene la Dottoressa Perini, ‘questa tecnologia, richiede certamente ulteriori ricerche di tipo quantitativo per meglio stimare i benefici sociali, ma anche un maggiore rilievo nell’attuale apparato normativo. L’adozione di un approccio interdisciplinare in fase progettuale che coniughi l’utilizzo di tecnologie meno costose con scelte di specie vegetali adeguate alle condizioni climatico-geografiche possono ridurre i costi di mantenimento e aumentare l’efficienza della struttura. Decisamente si può giungere a soluzioni i cui benefici superino ampiamente il costo sostenuto’.
‘Gli auspici per il futuro,’ continua la dottoressa Perini, ‘sono la presenza di incentivi per la realizzazione del verde verticale e una maggiore presenza nell’attuale progettazione urbana’.

Sembra dunque che le previsioni di Stanley Hart White più di un secolo fa non fossero le audaci teorie di uno scienziato eccentrico, ma una lungimirante visione sulla smart city del futuro.

 

Per ulteriori informazioni riportiamo il link all’articolo scientifico originale:
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0360132313002382

 

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